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20100113

BRIAN ENO. Ambient 1. Music For Airports

La prima volta che ho letto il titolo di questo disco mi sono domandato cosa significasse. Poi l'ho messo nello stereo e pensavo al viaggio, alla mappa e alle coordinate sulla copertina, ma non riuscivo proprio a immaginarmi questi quattro brani che risuonavano con la loro grazia e discrezione all'interno di un aeroporto. Mi piaceva, sia ben chiaro, ma ero convinto che questa musica potesse suonare meglio in altri contesti - io ad esempio la associavo con una sala parto. L'unico modo per capire pienamente questo album era andare in aeroporto, fare il check in, aspettare che il gate aprisse e vedere che effetto faceva, e così feci la prima volta che ebbi l'opportunità di partire. Mi ricordo di aver tenuto il volume a un livello che mi permettesse di sentire anche qualche rumore di sottofondo - gli avvisi, la gente chiacchierare, le borse trascinate, i passi - e di aver pensato che nessun'altra cosa in vita mia mi era sembrata così adatta per descrivere un posto. Tutto suonava come sospeso, proprio come accade in un luogo del genere, tra un arrivo e una partenza, tra la terra e il cielo. Un posto dove gli uomini prendono coscienza dei loro limiti, si affidano a delle ali che non potranno mai avere e per qualche ora accarezzano l'idea di riuscire a volare. Allora capii che quella era musica per aeroporti.

Balthazar Smith

20090925

HAROLD BUDD/ BRIAN ENO: THE PLATEAUX OF MIRROR


- Pronto?
- Sì...ah ciao, sei tu...
- Ciao, volevo dirti che sono arrivato. Tutto bene.
- Ah bene. Il viaggio come è andato?
- Tutto normale, una noia sai, non avevo nulla da fare tutto il tempo, solo il paesaggio da guardare. Case, cielo, campi, fiumi...le solite cose, tutte sempre uguali..ogni tanto mi sembrava di guardarmi allo specchio...
- Ci sentiamo domani, va bene?
- Sì chiamami tu, ok?
- A domani. Ah, dimenticavo. Quel disco? Lo ascolterai?
- Sì,ho iniziato a ascoltarlo in treno ma non mi andava tanto. Sembrava non cambiare mai, sempre tutto uguale, un pò come fuori dal finestrino...
- No, no, fidati. Cambia, cambia, solo che non te ne accorgi subito, ecco.
- Ti farò sapere. Ciao, buona serata.
- Ciao. A te.

Balthazar Smith

-----> L I N K <-----

20090625

BRIAN ENO: BEFORE AND AFTER SCIENCE


Prima e dopo la scienza avviene qualcosa, altrimenti non ci sarebbe un prima e un dopo. Avviene la scienza, credo. L'innovazione, i cambiamenti, i punti di vista che cambiano le loro direzioni, e tutto a un tratto devono fare marcia indietro, o spostarsi a destra, a sinistra, salire, scendere. Niente è più come prima.
Ma tra il prima e il dopo, tra il passato e il futuro, cosa c'è? Nella discografia di Eno questo disco rappresenta quello che si è stati e quello che si potrebbe diventare, è in poche parole il presente, un qui e ora. Tra i ritmi del rock e le produzioni con i Talking Heads e David Bowie e i fruscii, i silenzi e tutte quelle cose che non sentiamo - ma ci sono - presenti nei suoi dischi per aeroporti, film, viaggi spaziali, terre inesplorate: tra tutte queste cose c'è questo album.
Non a caso il disco traccia due confini ben stabiliti: la prima parte molto movimentata, divertente, bizzarra e surreale, la seconda malinconica, umorale, con gli strati d'ambiente nascosti sotto le canzoni, quasi a volersi nascondersi in attesa del balzo in avanti dell'anno dopo con Music for airports. Un addio per quello che è stato, e un ciao per quello che sarà.
Un disco per persone lunatiche, perchè tra un sorriso e un broncio succede per forza qualcosa, là in mezzo, tra un prima e dopo, c'è una rivoluzione.

Balthazar Smith

-----> L I N K <-----

20090509

BRIAN ENO: ANOTHER GREEN WORLD

Qualche tempo addietro (ah, come mi piace questa parola) mi è stato regalo un taccuino. Uno di quelli neri, essenziali, da giovani pensierosi che non sanno mai bene dove scrivere le loro cose importanti (compresa la lista della spesa). Tendenzialmente mi segno citazioni (da usare per darmi un tono), libri da comperare, idee e cose così. Tutte frasi molto corte, che si esauriscono nello spazio di qualche riga o meno. Another green world oltre a essere un disco spartiacque nella discografia del Divino è anche un taccuino musicale, costituito da brani brevi, circolari, che in qualche modo rappresentano dei piccoli semi piantati per quella che sarà la carriera di Eno. Lampi di genio, improvvisazioni, squarci mai del tutto definiti, forse incompiuti, ma proprio per questo a loro modo perfetti. Una specie di bazar, un negozio pieno di chincaglierie, tra il rock sperimentale e l'ambient, tutto proiettato tra il presente e il futuro. Da qui si inizia a sbiriciare verso il domani (elettronica, wave, sperimentazioni). Un disco visionario non solo all'interno del panorama musicale, ma anche a livello percettivo.

Balthazar Smith

-----> L I N K <-----

20090228

BRIAN ENO: HERE COME THE WARM JETS


Quando eravamo giovani.
Quando eravamo giovani ci vestivamo con i pantaloni a zampa, ci mettevamo il rimmel, lo smalto sulle unghie. Eravamo un pò così. Alcuni ci chiamavano glam. Ma alla fine a noi non importava un granchè. Ci bastava avere i nostri strumenti, sentire di poter trasgredire, vestirci in maniera effeminata e poi andare incontro ai seni delle groupies. A noi bastava questo.
Poi a un certo punto il noi è diventato io. Ho lasciato il gruppo perchè la mia visione di musica era un pò diversa. Non che con loro avessi particolari problemi - oddio, con uno di loro un pò sì, ma niente di chè - ma ho preferito andarmene. Sentivo di dover fare altro. E altro feci.

Non proprio subito. Diciamo che le prime cose che ho scritto da solista non erano proprio distanti dal passato. Però indubbiamente c'erano alcuni pezzi che erano già proiettati avanti. Sapete, io sono un non-musicista, non sapevo di preciso il percorso che avrei intrapreso. Chi lo avrebbe detto che mi sarei messo a fare musiche per aeroporti o paesaggi lunari? Cazzo, io avevo il rossetto sulle labbra e mi agitavo come una ragazza quando ero sul palco! Cazzo! Che tempi!

Guardate questa copertina, e ditemi se da uno così ci si poteva aspettare la musica per ambienti, installazioni di videoarte e quant'altro... direi di no! Comunque, in questo disco, me lo ricordo come se fosse ieri, c'erano dei pezzi che quando li avevo composti mi avevano un pò spaventato. Dove cazzo volevo andare a finire con Driving me backwards? E dove cazzo era andato il mio cervello?
Veramente. Allora non lo sapevo. E credo di non saperlo tuttora.

Bastian Smith

----- > L I N K < -----