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20100315

J O A N N A N E W S O M. The Milk - Eyed Mender

La scorsa settimana ho pensato questa cosa.
Nevicava, tanto. Ma avevo bisogno di uscire. Non potevo rimanere a casa. D'altro canto più guardavo fuori dalla finestra e più mi veniva voglia di rimanere a casa, e che no, non ero obbligato a uscire. In fondo però non fa così male. Ho pensato che era neve di marzo, neve strana. Non aveva senso. Almeno che io non glielo volessi dare. Come tutte le cose che sono fuori tempo massimo - e questa lo era - anche questa era solo apparenza.
Mi ero sbagliato. Era neve, neve vera, e anche se era scesa tardi non tradiva la sua natura.
Tutto questo per dire cosa? Niente, che era tutto bianco, ero coperto di vestiti come un bambino imbacuccato, uno di quelli che esce di casa dopo un'influenza - cosa che per giunta non avevo avuto - e che era veramente bellissimo - mio Dio, che termine. Ma credo che lo fosse perchè ho messo questo disco che crea un pò lo stesso effetto di quando il bianco cala giù. Sospeso, tutto più lento, le cose che di solito sono inguardabili o prive di interesse sembrano nuove e affascinanti. Per esempio, i tetti delle case. Non sono niente di chè, ma con la neve cosa diventano? Veli chiari che fanno scomparire il limite tra gli edifici e il cielo, può essere? E i binari? Con tutti quei fiocchi sembrano finalmente portare da qualche parte.
Insomma, io ero a Torino, su un cavalcavia e mi sembrava che tutto fosse esattamente così perchè stavo ascoltando questo album. Non so, a me non capita spesso.

Balthazar Smith

20090327

JOANNA NEWSOM: YS

Primavera. E banalmente salta fuori questo disco, che appartiene a un mondo (folk) che mi appartiene solo in parte. Questo canzoni sono come delle fiabe, forse fanno parte di un mondo fantasy, ma sono incredibilmente moderne, attuali, ricche di magia ma anche di un discreto grado di mistero e ambiguità. Cinque canzoni, che vanno dai sette ai sedici (!) minuti. Epiche, ricche, multiformi, sembrano un flusso ininterrotto di pensieri, storie, leggende, miti, scorrevoli e mai pesanti. Storie d'amore, ambientate in un luogo senza tempo. 
C'è molta sperimentazione, un tentativo (riuscito) di andare oltre gli stilemi della canzone, di creare qualcosa di diverso con una voce femminile dolcissima, delicata, amara in alcuni frangenti, e un'arpa malinconica, dolce, che come un collante unisce il cantato e l'orchestra. 
Particolarmente importanti le orchestrazioni di Van Dike Parks, tra le cose più cinematiche che si possano sentire, sempre puntuali, mai invadenti. E' come sempre una questione di spazi, di proporzioni, di non scalvare il rigo, di soffermarsi un attimo prima di rovinare tutto. Potenzialmente un disco come questo poteva essere barocco, pomposo, eccessivo, ma a conti fatti questo rischi non si presenta mai. Raramente mi è capitato di ascoltare pezzi tanto lunghi senza stare a pensare in quale tortura mi fossi cacciato. Ys trasporta al suo interno decenni di tradizione musicale, americana, inglese, un peso enorme che lei riesce a rendere con incredibile leggerezza. Un fiume in piena, ricco di flussi, reflussi, rivoli, correnti che trascinano via chiunque sia disposto a lasciarsi trascinare.
Un viaggio, un'avventura stupefacente, non c'è luogo, non c'è tempo, c'è solamente uno dei dischi più belli che abbia mai ascoltato. Giuro. 
(Ah, in tutto questo non ho detto che Joanna è bellissima).

Balthazar Smith