20120225

burial | untrue

Ci sono dei dischi che ti lasciano sempre una sensazione di incompiutezza. Non sono dei mezzi passi falsi, anzi, ma sei convinto di non averli mai capiti del tutto, nonostante le ripetute e piacevoli frequentazioni. Non manca qualcosa all'album, manca qualcosa a te. Sono quei lavori che probabilmente garantiscono una continua capacità di esplorazione, a ogni nuovo ascolto mostrano qualcosa che prima pensavi di non aver sentito, e per questo  sgretolano le certezze raggiunte fino a quel momento. Pensi di aver fatto un passo avanti, e invece hai perso la strada che ti ha portato fino a lì. E ti sembra di non aver mai sentito quei brani.
Personalmente penso che questo avvenga sia perchè alcuni suoni non garantiscono punti di riferimento e lavorano sulla stratificazione, nascondendo e mostrando, come un illusionista; sia perchè qualcosa in noi è cambiato, o sta per cambiare, e modifica in qualche modo il nostro ricordo-non-ricordo di quello che abbiamo sentito.
E come non parlare di memoria, in un disco nel quale si sentono dei fantasmi? Qualcosa che pensiamo di aver visto, ma di cui non siamo sicuri; qualcosa che esisteva e adesso non più, o meglio, esiste in un'altra forma. Non hai compreso, non hai afferrato. Untrue, secondo disco di Burial, è lì, esiste, lo vedi e non lo vedi, lo ascolti e non lo ascolti, pensi di averlo capito e invece ti stai perdendo dentro.
Inafferabile lui. Incompiuto tu.

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