20110902

f e l a k u t i | live! (with ginger baker)

A mio modo di vedere un disco dal vivo deve avere principalmente una caratteristica: deve infastidirti. Mi spiego meglio. Quando lo ascolti devi pensare per tutto il tempo a quanto sfortunato sei, a quanto a volte il tempo e lo spazio siano concetti talmente rigidi da nausearti, da obbligarti a pensare che per forza sei nato nell'epoca e nel luogo sbagliato. 
Se allora pensi questo, vuol dire che hai per le mani un grande disco, o meglio, una grande performance. Una di quelle nelle quali se ci sei gioisci per tutta la vita, ma se non ci sei stato rosichi e, appunto, provi un forte senso di fastidio. 
È come se il disco ti dicesse: ascolta qui, lo so che non sei potuto venire a vederci, magari non potevi perchè avevi un altro impegno, o forse, purtroppo per te, non eri ancora nato, e quindi pazienza, bè ho pensato che registrare l'evento potesse farti piacere, ti va?
Io ovviamente ho risposto mi va, e quando ho sentito per la prima volta questo live del 1971 ho provato un forte senso di fastidio. I fiati, il ritmo, le chitarre ritmiche, l'energia dell'esecuzione, le introduzioni di Fela Kuti, sono i motivi principali che mi hanno fatto provare questa sensazione, l'idea di trovarmi nelle orecchie un concerto strepitoso pieno di calore e di passione, che nonostante la lunghezza dei brani si mantiene fresco e piacevole da ascoltare. 
Pazienza se mi infastidisco, ogni volta mi ritrovo a imitare gli urli di Fela Kuti, a agitare la testa a ogni passaggio delle trombe, a battere il piede inseguendo la batteria di Ginger Baker, a recitare a memoria le spiegazioni dei titoli all'inizio di ogni brano. 
Non c'ero, ma è come se ci fossi stato. Forse questa è la seconda caratteristica che deve avere un disco dal vivo.

Balthazar Smith

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